Funghi, bacche, aghi di pino. Si chiama foraging l’arte di raccogliere e cucinare il cibo selvatico, cortecce degli alberi comprese. Una nuova tendenza che si sta diffondendo grazie anche a StarTree, progetto che ha misurato il potenziale di alimenti selvatici presenti nelle foreste di 14 nazioni europee (www.star-tree.eu). L’obiettivo è utilizzare ciò che offre la natura negli ambienti incontaminati come i boschi per preparare cibi più ricchi di principi attivi. Ispirazione e patria del foraging è la Finlandia. Qui, nella regione dei laghi del Saimaa, il maniero Tertin Kartano di Mikkeli (www.tertinkartano.fi) è un punto di riferimento per gli amanti del cibo selvatico. Ecco due consigli di Pepita e Matti Pylkkänen, i suoi gestori, per iniziare ad avvicinarsi a questo stile alimentare: «Privilegiare i cibi di stagione: radici in inverno, germogli e boccioli in primavera, frutti, bacche, funghi e semi in estate e in autunno. E bere una tazza al giorno di tè di chaga, fungo medicinale antiossidante che cresce sulle betulle nordeuropee». In Italia, il posto giusto per impa- rare a scegliere e cucinare il cibo selvaggio è il food lab Wooding di Desio, in Brianza (wood-ing.org).

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