Scienza e Storia si intrecciano: rinasce il gene dei Platani di Villa Borghese
Per celebrare la Giornata Nazionale dell’Albero, Roma accoglie un clone esatto dei giganti del 1600. Un esperimento unico tra botanica e conservazione storica.
Se poteste clonare un monumento, quale scegliereste? A Roma, la risposta non riguarda il Colosseo, ma qualcosa di ben più vivo e pulsante. Pochi giorni fa, in occasione della Giornata Nazionale dell’Albero, la Città Eterna ha festeggiato una nascita molto particolare: quella di un clone.
Non stiamo parlando di fantascienza, ma di alta botanica applicata alla conservazione del patrimonio. È stato infatti messo a dimora il primo esemplare ottenuto geneticamente dai platani monumentali di Villa Borghese, giganti verdi che osservano la città dal lontano XVII secolo.
— Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura e Ambiente
La Valle dei Platani: un viaggio nel 1600
La storia che stiamo raccontando affonda le radici nel 1600. Fu il Cardinale Scipione Borghese, nipote di Papa Paolo V e appassionato mecenate, a volere la piantumazione di undici esemplari di Platanus orientalis nella zona che oggi conosciamo come la Valle dei Platani.
Questi alberi non sono semplice vegetazione; sono testimoni silenziosi di quattro secoli di storia romana. Censiti ufficialmente nell’elenco del MASAF (Ministero dell’Agricoltura) come alberi monumentali, rappresentano un unicum per dimensioni, rarità e portamento. Tuttavia, come ogni essere vivente, anche i giganti invecchiano. È qui che entra in gioco la scienza.
Clonazione vegetale: come funziona?
L’intervento, il primo del suo genere effettuato dall’Amministrazione capitolina, è frutto di una collaborazione d’eccellenza tra il Dipartimento Tutela Ambientale di Roma e il Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza.
Per assicurarsi che il nuovo albero fosse non un “figlio”, ma una copia esatta del genitore secolare, è stata scelta la tecnica della riproduzione agamica. In termini semplici, questa tecnica esclude l’incontro tra sessi (impollinazione), che porterebbe a una variazione genetica. Prelevando materiale cellulare dal “padre” monumentale, si ottiene un individuo con il 100% dello stesso DNA.
Questo permette non solo di preservare la specie, ma di mantenere inalterato quel patrimonio genetico specifico che ha permesso a questi alberi di sopravvivere alle sfide urbane per oltre 400 anni.
Un patrimonio verde in espansione
Roma si conferma una delle metropoli più verdi d’Europa. “Roma è una città per un terzo verde, con oltre 340mila alberi pubblici,” ha ricordato l’Assessora Alfonsi. Ma è sulla qualità che ci si concentra: l’elenco nazionale delle piante monumentali si è appena arricchito di 23 nuovi alberi romani, portando il totale della capitale a 65 esemplari censiti (su quasi 5000 in tutta Italia).
L’operazione di Villa Borghese non è solo un atto simbolico, ma un modello di gestione del verde urbano che guarda al futuro: rigenerare il patrimonio storico permettendo ai “nuovi” alberi di crescere al fianco dei loro “progenitori”, in un passaggio di testimone che sfida i secoli.
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