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Parigi guida il Green City Index 2020, la classifica europea delle città verdi, redatta da Economist Intelligence Unit  in base a mobilità
condivisa, buon trasporto pubblico, presenza di aree pedonali
e soprattutto parchi. Forse anche per questo c'è chi pensa addirittura di fare della Ville Lumière un modello di sviluppo futuro. Come lo studio parigino Rescubika Créations, ideatore di un progetto che ridisegnale periferie, tra cui Bagnolet, Porte de la Piaine, Porte Maillot.

Scopo: cancellare 35 km di caotiche tangenziali, svincoli e gallerie, e sostituirle con quartieri verdi realizzati secondo i principi dell'agricoltura urbana e della mobilità ecologica. «Visionario», dicono i creatori, «ma possibile» (rescubika.com). Basta crederci!

Altro esempio di rivisitazione verde delle periferie è il progetto dello studio Dfa Partners Forrestin town, primo borgo residenziale di Milano dotato di tecnologia idroponica che sorgerà (i lavori sono in partenza) nell'ex Cascina Galbani alla Barona, quartiere a sud della città. Meno avveniristico del "fratello" parigino è destinato, però, a diventare un modello: bio-case, spazi privati in condivisione, un polmone verde di 6 mila mq al suo interno, e, soprattutto, un orto idroponico (quello che riduce del 98% l'uso dell'acqua e non necessita di pesticidi) in grado di mantenere la comunità che vi abiterà (dfapartners.com).

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