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Chiamato testuccio, oppio o albero da vite l'acero campestre è la pianta che segnala sfolgorante l'imminente arrivo dell'autunno fin dai primi tempi dei romani, epoca della quale veniva già impiegato per ornare i giardini Patrizi. La chioma sembra rivestita d'oro tanto è intenso e uniforme colore che l'avvolge ed è tanto più calda e abbagliante quanto più si erge isolata in mezzo ad un pascolo o un campo appena arato. L'acero campestre nasce spontaneo nei boschi misti ed allora spunta ambrato in mezzo alla vegetazione spesso formata dalle coriacee foglie di querce o a quelle più delicate degli ontani; Sa arrampicarsi fin oltre i 1000 m ed ecco che compare in mezzo ai faggi, fiancheggiato ai noccioli o ai castagni, con i quali rivaleggia per il primato del colore giallo più rilucente.

 

Acero campestre

 

.Spontaneo o coltivato, l'acero campestre domina il paesaggio di tutta l'Italia, tranne che nell'estremo sud, frenato nel suo avanzare solo dal freddo dell'alta montagna e dalla prolungata aridità meridionale. Rende tipica quella piccola parte di paesaggio rurale rimasta indenne dalla rivoluzione dello scorso trentennio, caratterizzata dall'antica sistemazione agraria denominata «piantata», formata da larghi appezzamenti coltivati a piante ebacee costeggiati dai filari di vite appoggiate appunto agli aceri. Grandi esemplari di acero campestre si trovano ancora vicino alle case rurali, dove erano sempre presenti perché apprezzati per la fitta ombra che proietta la loro chioma compatta e perché, un tempo, le loro foglie venivano impiegate nell'alimentazione del bestiame. I pochi esemplari di acero campestre sopravvissuti alla motosega degli anni 60 sono stati tutelati da molte regioni italiane, e nell'ultimo decennio assistiamo ad una inversione di tendenza che porta l'acero campestre a diffondersi ancora oggi come nel lontano passato.

Acero campestre

L'acero campestre è un piccolo albero, spesso in forma arbustiva, alto 10- 12 m ma raramente raggiunge i 20 m, con chioma arrotondata e densa; la corteccia è fessurata, sfaldata, di colore grigio chiaro che si inscurisce con l'età. I rami, di color cannella, appaiono tomentosi man mano che ci si avvicina all' apice. Le foglie sono opposte e caduche, di consistenza semi coriacea, lunghe 4 - 8 cm con 3 - 5 lobi dentati, di color verde scuro nella pagina superiore e più chiare e appena tomentose soprattutto lungo le nervature nella pagina inferiore. I piccioli contengono lattice fino al viraggio del colore in autunno. I fiori sono disposti in corimbi eretti, talora penduli e si formano contemporaneamente alle foglie. E' una specie dioica, e quindi i fiori maschili sono portati da due alberi diversi. I frutti, denominati samare, sono a coppie e hanno ali divergenti a 180 °; La loro larghezza e di 5- 6 cm e il colore è dapprima verde- giallo, poi bruno.

 

 

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