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La Lophophora Williamsii È un cactus originario del Messico e di altre zone del sud degli Stati Uniti. Forse si tratta di una delle piante che più ha fatto parlare di sé. Infatti, conosciuta anche con il nome Azteco di "payotl" o peyote, è una delle più celebri droghe vegetali. Contiene delle sostanze dai poteri allucinogeni chiamate "alcaloidi". Per questa ragione gli indios dell'America Centrale ne facevano uso durante le cerimonie. In un periodo preciso dell'anno, perché pare che fosse molto importante la scelta dei giorni della raccolta, si procedeva al taglio della pianta, prendendo solo il bottone, cioè la parte che spunta dal terreno. In questo modo la radice rimasta interrata poteva generare altre "teste", pronte da poter essere raccolte negli anni successivi. Il peyote raccolto veniva tagliato in fette sottili e fatto seccare per un lungo periodo. Durante le cerimonie veniva quindi mangiato, accompagnato da una sorta di acqua vite molto alcolica ricavata dalla fermentazione dell'Agave. Dopo aver danzato per ore attorno a un grande falò, gli indiani cadevano esausti per terra e pare che avessero delle piacevoli visioni. Le proprietà di questa pianta sono diventate leggendarie come mezzo usato dagli sciamani per oltrepassare la soglia della percezione. Per questo ne hanno parlato diversi autori della letteratura del XX secolo come Aldous Huxley nel libro "Le porte della percezione".

Un'errata convizione

Gli scienziati, invece, ne hanno studiato gli effetti sul sistema nervoso. Gli studi hanno portato a diverse conclusioni ma quella che più ci interessa è che le piante prodotte e coltivate in Europa sono praticamente prive di sostanze allucinogene e non vale proprio la pena di sacrificarle per cercare di imitare gli indiani! Conviene quindi acquistare e coltivare il Peyote per altri motivi molto più importanti. Certo, ha i suoi piccoli svantaggi: è una pianta che cresce molto lentamente, è difficile da trovare in vendita nei vivai, il suo costo, circa 10 € per un cactus dalle dimensioni di un ditale in vaso da 7 cm, è abbastanza elevato. Eppure si tratta di una pianta insolita e molto attraente, che siamo spinti a ricercare come fosse una pietra preziosa, magica. E' un buon modo per incuriosire e fare invidia ai nostri vicini di casa col pollice verde! E poi, al di là del suo fascino di pianta-simbolo per antiche civiltà e culture lontane, rimane il fatto che la Lophophora È una pianta grassa molto ornamentale. Inoltre si tratta di una delle pochissime varietà di cactus senza spine. Dalla radice, che cresce molto in profondità e che somiglia a una carota o una rapa, si sviluppano i fusti della pianta, detti "bottoni". Sono verde glauco, cioè verde con sfumature azzurre e assomigliano molto a dei "puntaspilli". Al centro di questi cresce un ciuffetto di peluria dannosa. E a questa che si deve l'origine del nome della pianta: in Azteco peyote significa infatti "bozzolo del baco da seta", mentre il botanico "Lophophora vuol dire "portatrice di ciuffo". In cima alla pianta, dai ciuffi di peli spuntano i fiori, larghi al massimo un paio di centimetri. Sono molto belli, hanno petali molto sottili, bianchi, gialli o rosa scuro, che contrastano con il carattere poco vistoso dei bottoni.

Lophophora

Facili da coltivare

Sono poche le regole che bisogna osservare per coltivare con successo queste piante grasse. Usiamo sempre dei vasi profondi ma non molto larghi, Per far sviluppare meglio la lunga radice della pianta. Dobbiamo poi fare molta attenzione al terriccio che usiamo. La terra deve essere molto "magra". Prepariamo un miscuglio di pietra pomice, sabbia e terriccio in parti uguali, o, per non sbagliare, il terriccio specifico per piante grasse, in vendita in tutti i Garden. Teniamoli all'asciutto durante l'inverno. Le Lophophora perderanno molta acqua e diventeranno molli. Non lasciamoci impietosire e continuiamo a non bagnarle fino alla primavera. Quando riprenderemo le innaffiature potrà capitare che l'acqua, assorbita molto velocemente, provochi delle spaccature nella superficie dei bottoni. La ferita si cicatrizzerà ma sicuramente l'estetica del cactus verrà alterata. Per evitare questo problema, all'inizio della primavera, sostituiamo le annaffiature con frequenti spruzzature. La pianta in questo modo assorbirà l'acqua lentamente e non aumenterà il suo volume in modo eccessivamente rapido e non si spaccherà. Come tutti i cactus può essere attaccata dalla cocciniglia. Inoltre se la teniamo all'aperto può essere mangiucchiata dalle lumache. Non c'è però motivo di preoccuparsi. La cocciniglia può essere tenuta sotto controllo con un insetticida specifico mentre un buon lumachicita distribuito intorno ai vasi risolverà anche il problema delle lumache.

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