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Gli alberi stanno mettendo le prime delicate foglioline, altri sono un trionfo di fiori.

Il vento porta il sentore della primavera.

E' tempo di uscire (restrizioni permettendo), di fare quattro passi, di fermarsi al sole su una panchina.

E non necessariamente una panchina posta su un bel vedere un poggio panoramico, anche una semplice panchina di quartiere.

Fra l'altro, la schiera dei frequentatori di panchine è stata storicamente numerosa e altisonante: si trovano fior fior di letterati, come Samuel Beckett, Henry James, Michael Bulgakov, Robert L. Stevenson, Fedor Dostoevskij, Friedrich Nietzsche e oggi sono frequentatori assidui di panchine gli scrittori George back, Antonio Tabucchi, la giallista Fred Vargas, il poeta Stefano Raimondi…

Perché stare lì non è come sedere sulla terrazza di un caffè: su una panchina ci si può dare il tempo di perdere tempo, ci si riscopre a pensare in un'altra maniera, più vasta, e non è raro che ci si alzi più sereni e meglio disposti verso il mondo.

La panchina

A qualcuno sembra il pezzo di chi si sottrae alle leggi della produttività, dell'efficienza, del consumo.è vero, è esattamente questo, per il tempo necessario a ritrovare il proprio sé bambino, capace di meraviglia e attesa.

"La panchina è l'ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un mondo gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, la panchina è un luogo di sosta, un utopia realizzata. E' il margine sopraelevato della realtà, vacanza a portata di mano", scrive Beppe Sebaste in Panchine, come uscire dal mondo senza uscirne"

Le panchine scompaiono e io da tempo compongo il catalogo di quelle che ho amato. Quelle del Parco Ducale di Parma, dove guardando gli alberi e la gente scrissi le mie prime poesie. Le panchine delle piccole piazze di Parigi, o sui boulevard, e quelle romane del cimitero dei poeti al Testaccio. Di recente a Ginevra mio figlio, che lì va a scuola, mi ha mostrato un suo luogo segreto. Era nella via più trafficata del centro. Due panchine di legno marrone, vuote, in prossimità della fermata del tram. Gli ho sorriso felice".

Un libro quello di Sebaste uscito nel giugno del 2008, quando del Covid 19 non vi era neanche l'ombra, ma l'ho riletto con piacere e ve lo consiglio davvero.

Concludo il post di questo lunedì con questa chicca:

La panchina è un passeggiare da fermi, mentre il mondo si scorre di fronte.

La panchina
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